Nel Lazio, c’è una zona del viterbese che viene chiamata Tuscia, ricca di mistero e intessuta di storia. I tanti borghi sono caratterizzati da resti storici che rimandano la mente ai ricordi delle scuole elementari e medie quando si studiavano le gesta degli antichi popoli. Al tempo stesso la cronaca ha portato alla ribalta diverse leggende che avvolgono nel mistero località, monumenti, laghi e usanze dell’intera area della Tuscia e soprattutto del Lago di Bolsena.
La leggenda del Lago di Bolsena
La zona del Lago di Bolsena era ancor più fitta di alberi rispetto ad oggi e nella valle vi regnavano i sovrani, che stavano in un piccolo paese alle spalle di quella “foresta”. Nessuno era a conoscenza di quel luogo poiché nessuno aveva mai azzardato attraversare quel fitto e immenso bosco, che pareva infinito. Solo chi vi abitava sapeva come accedere al borgo ma mai lo svelò per evitare intrusi e per continuare a vivere in pace. L’invidia delle persone, infatti, era incalcolabile per chi viveva tranquillo e felice. Un giorno però, la Regina del luogo di ritorno con il principino da Montefiascone (un paese nelle vicinanze), non si accorse che proprio il suo figliolo impigliò involontariamente un filo del suo prezioso abitino in un ramo. Il vestito era molto bello, resistente e il filo non si ruppe, ma né lei né il figlio si accorsero del misfatto se non quando giunsero in paese. Intanto alcuni abitanti del circondario si accorsero del filo, che era ormai diventato come un segnale, una traccia. Chiamati altri uomini, col calare della luce e provvisti di torce, tutti seguirono il filo con l’intento di conoscere così il passaggio segreto e arrivare al borgo senza farsi scoprire. Una volta giunti, di nascosto diedero fuoco al paese fino a distruggerlo. A questo vile gesto la natura si ribellò e dal cielo venne mandato un vero e proprio diluvio che seppellì il paese, ormai distrutto, fino a sommergerlo, insieme ai malvagi che avevano appiccato l’incendio. Solo due piccole montagne non vennero sommerse. Si narra che oggi, le loro vette, sono le due isole del lago.

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La Regina Amalasunta e il suo spirito prigioniero
Un’altra leggenda della Tuscia, racconta che la Regina Amalasunta viveva nel luogo insieme alla sua famiglia reale. Lei era saggia, intelligente e acculturata, nata dal padre Teodorico, re ostrogoto. Il popolo, però, colmo di invidia, non apprezzava la Regina in quanto mal sopportava una donna al potere che potesse governare anche gli uomini, nonostante le sue decisioni fossero giuste ed eque. Così, il marito, per non scontentare il popolo, si appropriò del suo potere. Per conservare indisturbato lo scettro e per avere il favore della gente, tese un tranello alla moglie Regina con l’obiettivo di allontanarla dal regno e avere il completo appoggio degli abitanti. Un giorno le affidò una missione verso Roma. D’accordo con alcuni uomini forti del popolo, mentre lei si incamminò nel bosco per iniziare il suo viaggio verso la capitale, le venne tesa una trappola. Catturata e rapita, venne portata sull’Isola Martana nel Lago di Bolsena e abbandonata fino al giorno della sua morte, avvenuta però in maniera misteriosa. Nella zona e soprattutto nei pressi dell’Isola Martana sul lago, quando ancora oggi in occasione di forte vento si avvertono suoni particolari, fischi, sibili, ululati, si dice possano essere le grida dello spirito della Regina Amalasunta che mal ha digerito il trattamento riservatole dal marito e dalla gente del popolo.

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