Nel Sud Italia, ancora oggi vengono celebrati riti di origine greca, che uniscono tradizioni pagane a credenze cristiane, come la Festa delle Pupazze di Bova, in Calabria
L’Italia del sud, culla della civiltà greca classica, conserva ancora oggi diversi riti arcaici legati al periodo ellenico. La festa delle Pupazze di Bova è uno di questi, un rito celebrato ogni anno nella Domenica delle Palme.
Siamo in uno dei borghi più belli d’Italia, una piccola cittadina di 400 abitanti circa in provincia di Reggio Calabria, sul versante orientale dell’Aspromonte. Bova è considerata la capitale culturale della cultura greca calabra, dove storia e mitologia ancora riecheggiano forte.
Ed è per questo che ricorrenze pagane e cristiane si mischiano per dare vita a riti singolari, molto sentiti dalla popolazione e seguiti da tutto il territorio circostante.
Le Pupazze o “Persephoni” di Bova
Le Pupazze utilizzate per la festa della Domenica delle Palme si ispirano al mito greco di Persephone e di sua madre Demetra, il cui culto era celebrato a Micene.
In quella giornata, le vie di Bova sono invase da “fantocci” dalle sembianze femminili di varie dimensioni, costruite una a una a mano da sapienti contadini locali, con foglie di ulivo intrecciate a una canna di bambù.
Le Pupazze rappresentano proprio le due antiche divinità pagane, e sono decorate con frutta fresca e fiori di campo.

Cos’è la festa delle Pupazze di Bova
Nel giorno della Domenica delle Palme, quindi nel periodo cristiano della Quaresima, a Bova si celebra un rito arcaico che ha origine dalla cultura mitologica greca e dai misteri eleusini. Questi ultimi erano riti religiosi misterici che si celebravano nel santuario di Demetra, a Eleusi.
Tali riti furono poi estesi a tutta la Grecia antica e alle sue colonie, comprese quelle del Sud Italia. A Bova, in particolare, la processione ancora oggi è molto sentita e seguita.
La festa delle Pupazze consiste nel portare in processione queste figure da Piazza Roma, fino alla Chiesa di San Leo, santo patrono della Chora, dove ricevono la benedizione. Qui si ha un vero e proprio passaggio tra profano e sacro, in cui le Persephoni pagane ricevono un rito del tutto cristiano.
All’uscita dalla chiesa, i partecipanti all’evento possono spogliare le Pupazze, prendendo i ramoscelli di ulivo benedetti, chiamati “steddhi”, dal loro corpo e portarli a casa, dove verranno posizionati in punti strategici e utilizzati come portatori di abbondanza e fortuna e per scacciare il malocchio.
Tutta la festa delle Pupazze racchiude in sé una simbologia molto forte, che rimanda al paganesimo, ma al contempo ha uno stretto legame con le radici cristiane e che, in questa terra calabra, ancora densa del suo passato greco, assume il ruolo di portatore di continuità culturale e identitaria.

