Siti tra le colline che circondano Rapallo, nella frazione di San Massimo, a meno di tre chilometri dal lungomare, i ruderi del Monastero di Valle Christi sono uno dei più suggestivi monumenti della città. E della Liguria intera. Ricchi di mistero, nascondono una storia tutta da scoprire.
La storia di Valle Christi
Il campanile romanico, con la sua svettante cuspide ottagonale e gli archi a sesto acuto, ha la voce di un tempo lontano. Ha graziose colonne che lo adornano, l’abside rimasta pressoché intatta e i frammenti di muratura che, con le pietre vive squadrate, mostrano il forte sviluppo dell’edificio, il pavimento in mattoni corrosi e i gradini fatiscenti.
I ruderi svettano in una piccola valle verde, in un luogo ricco di grande bellezza, avvolto in un tempo sospeso, che riporta alla mente la solitudine e i misteri degli ordini del chiostro medievale.
Nacque nel 1204, il monastero. Volendo rispondere al clima di odio imperante, realizzando la visione di un’oasi di tranquilla pace religiosa, l’infelice Attilla Malfante condivise il suo disegno con un’altra nobildonna genovese, che i documenti indicano solo con il nome Tibia (probabilmente a lei legata da legami di parentela). Insieme decisero quindi di dar vita, nelle campagne alle spalle di Rapallo, dove proprietarie di terreni, un centro di preghiera e meditazione che accogliesse le monache di clausura. L’Arcivescovo di Genova, Ottone Ghilini aderì con ampi elogi all’iniziativa e, solennemente, con atto del 29 aprile 1204, accettò la donazione, precisando che nulla avrebbe dovuto pregiudicare i diritti della parrocchia di Rapallo, né quelli delle chiese vicine.
Il monastero fu posto sotto la diretta giurisdizione della Santa Sede, esentato così da tasse e riscossioni dalla sede di Genova.

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L’architettura e i misteri dell’Abbazia
L’abbazia, costruita in stile gotico francese e costituita da un’unica navata, appartenne prima alle monache cistercensi per circa 300 anni, dal 1204 al 1568, anno in cui avvenne il concilio di Trento che ne decretò la chiusura. Il monastero fu abbandonato fino al 1903, per essere poi dichiarato patrimonio nazionale.
Nel 1568, per Bolla Pontificia di Papa Pio V, fu sconsacrato e abbandonato dalle monache e adibito poi ad uso residenziale e agricolo.
L’area dell’antico monastero è oggi il suggestivo scenario notturno di spettacoli teatrali e musicali di grande pregio, che si svolgono ogni estate in un programma di eventi organizzato dall’Associazione Culturale Valle Christi. Ma il monastero è anche entrato di diritto nei luoghi ricchi di mistero. Sono diverse le storie che circondano questo luogo. Una delle leggende più antiche racconta di una giovane monaca del monastero, che si innamorò di un pastore di cui rimase incinta. Si narra che, quando il fatto venne a galla, la suora fu murata viva in una cella. Ancora oggi, si racconta delle sue urla che squarciano il cielo. Più di recente, tre ragazzini hanno detto d’essere entrati nel monastero in cerca di fantasmi, in una notte buia e piena di nebbia. Con le loro torce raggiunsero i sotterranei e, qui, sentirono lamenti e pianti, tanto da scappare immediatamente a gambe levate. Verità o leggenda? Non è dato sapersi.

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