Non è certo l’isola più famosa della laguna di Venezia, Poveglia, ma la sua storia merita d’essere conosciuta. Perché? Perché, quest’isolotto interdetto al turismo e volto verso Malamocco, ha un soprannome decisamente speciale: l’isola del male.
La storia di Poveglia
Non è piccola, Poveglia: a dispetto dei suoi soli undici fabbricati, misura oltre sette ettari. Il suo periodo di massima espansione lo visse nel VI secolo, quando dopo l’invasione longobarda e la distruzione delle città dell’entroterra, diventò rifugio delle persone in fuga. Il borgo iniziò a crescere sempre di più, ebbe un ruolo rilevante nella difesa dai Franchi, e la maggior parte dei residenti si dedicava alla pesca e alla salinatura.
Quando cominciò la guerra di Chioggia, iniziò anche il declino di Poveglia. I suoi abitanti furono fatti evacuare a Venezia e, a dispetto della costruzione dell’ottagono che funge da fortificazione, l’isola venne distrutta. Tuttavia, pochi nuclei familiari resistettero e ottennero il privilegio di vendere i loro prodotti. Nei secoli successivi fu utilizzata come luogo di rimessa delle imbarcazioni e – soprattutto – come lazzaretto, quando le isole di Lazzaretto Vecchio e Lazzaretto Nuovo divennero inadeguate. Il suo ultimo ruolo fu quello di convalescenziario geriatrico, una funzione che mantenne fino al 1968.
I successivi interventi di riqualifica fallirono, e anche i tentativi di vendita.

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Perché Poveglia è l’isola del male?
Da diverso tempo, Poveglia è completamente disabitata e interdetta ai turisti. Tuttavia, i cacciatori di fantasmi e chi ama i luoghi un po’ macabri ne è particolarmente attratto. Gli scavi effettuati hanno portato alla luce migliaia di scheletri, riemersi da inquietanti fosse comuni. La leggenda racconta che circa la metà del suo territorio conterrebbe ossa umane.
Da sempre luogo d’approdo di gente in fuga, lazzaretto per l’ultima epidemia di peste, gli acchiappafantasmi giungono qui da tutto il mondo per ascoltare i fantasmi di chi – sull’isola – aspettava solo di morire. Inoltre, si racconta che gli anziani “ospiti” dell’ultima struttura venivano in realtà internati in un manicomio, coi fantasmi degli appestati e un medico lobotomizzatore a dare loro il tormento. Il dottore sarebbe lo svizzero Sarles, il primo medico a praticare una primitiva forma di lobotomia che danneggiò il loro frontale delle sue “cavie”. Quando tentò il suicidio, lanciandosi dalla torre campanaria, si racconta che non morì sul colpo. Ma fu invece una nebbia ad entrargli nel naso soffocandolo.
A contribuire alla sua fama di isola del male, ci si misero alcuni ragazzi americani giunti qui per registrare con le loro apparecchiature le voci dei fantasmi. Poveglia divenne dunque famosa, e non solo tra i veneziani.

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