Non tutti lo sanno ma Amelia, immaginario personaggio Disney disegnato da Carl Barks, è… napoletana! Esattamente: “Amelia che la strega che ammalia” si ispira ad una strega che vive sulle pendici del Vesuvio, la cui leggenda si tramanda sin dall’Ottocento.
Ma qual è la storia della strega che abita il Vesuvio? Scopriamolo insieme.
Grida femminili, contadini e fattucchiere
Nel 1858 il Vesuvio eruttò: il burrone che fino a quel momento era noto come Fosso Grande si riempì di lava, tanto che lo si poteva attraversare a piedi. Fu a seguito di quell’eruzione che inquietanti grida di donna si cominciarono a sollevare nell’aria, ogni notte. Un gruppo di contadini si mise dunque sulle tracce di quelle urla, provando a seguirle per capire da dove avessero origine. Ma non riuscirono nel loro intento, mai: alba dopo alba tornavano sconfitti e terrorizzati nelle loro case, senza alcuna risposta da dare.
A quel punto, gli abitanti scelsero di affidarsi ad una fattucchiera che viveva alle pendici del Vesuvio. La vecchia e’ Mattavona, come la donna si faceva chiamare, si fece accompagnare laddove le grida erano più forti. Quando queste si fecero sentire, pronunciò alcune parole in una lingua sconosciute e, dall’indomani, le urla smisero di squarciare il buio.

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Come nacque Amelia la strega che ammalia?
Diventò talmente famosa la leggenda di quella strega, che il disegnatore Carl Barks inventò un personaggio a lei dedicato. La disegnò però attraente, ispirandosi a Sophia Loren, Morticia Addams o forse a Gina Lollobrigida.
Amelia vive proprio alle pendici del Vesuvio, che nei fumetti è un’isola vulcanica scolpita col suo volto, e ha un accento partenopeo. Insieme a lei c’è il corvo Gennarino, un fido aiutante: i due cercano la moneta numero uno di Zio Paperone, necessaria a completare una magia. E, proprio come la sua trasposizione cartoon, si racconta che la strega del Vesuvio viva ancora lì, pronta a difendere il sonno tenendo lontani gli spiriti malvagi.
Peraltro, la strega non è l’unica leggenda che riguarda il Vesuvio. Nell’antichità, quando era una montagna verde e isolata, il vulcano veniva associato al Monte Olimpo. Ma c’era anche chi lo legava al dio Bacco per la presenza dei vigneti e chi, dopo l’eruzione del 79 d.C., iniziò a collegare le sue eruzioni alla collera divina. Ma infinite sono le storie che si raccontano: leggende d’amore, di guarigioni e di incontri. Che fanno del Vesuvio un luogo ancor più magico.

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